SABI Strumento di Autovalutazione

SABI – Strumento di Autovalutazione della Buona Impresa, è il primo applicativo derivato dal Modello della Buona Impresa.


L’obiettivo dello strumento è guidare l’impresa che si riconosce nella visione di fondo del Modello nella valutazione delle proprie performance e del valore che, così facendo, genera per gli stakeholder.

Quella a cui state per accedere è quella che gli esperti chiamano “versione Beta” dello strumento, ovvero una versione non definitiva, sebbene già testata e utilizzabile fin da ora, che viene messa a disposizione di un numero maggiore di utenti, confidando proprio nella creazione di una “intelligenza collettiva” che possa portare elementi utili a perfezionare lo strumento.

Chiediamo il vostro aiuto, quindi! Sarà fondamentale per costruire insieme uno strumento utile davvero per le imprese che vorranno utilizzarlo nel tempo.


La Buona Impresa è innanzitutto una Visione, quindi il primo passo, fondamentale per proseguire, è riconoscersi nell’orientamento di fondo. Fatto questo, qui di seguito abbiamo elencato alcune caratteristiche dello Strumento di Autovalutazione che possono aiutarvi a comprendere se può essere utile alla vostra impresa.

  • Innanzitutto, SABI è una guida alla autovalutazione, che aiuterà le imprese a osservarsi nelle dimensioni chiave della creazione di valore sistemico; monitorare i risultati rispetto a criteri standard definiti dal modello; valutarsi e darsi obiettivi di miglioramento. Per ottenere questo tipo di output, non è nemmeno indispensabile compilare tutti i campi, bastano quelli obbligatori.
  • Tuttavia, l’invito è a utilizzare SABI nella sua versione più completa, che consentirà di:
    • Integrare nella valutazione il punto di vista degli stakeholder, in modo da costruire una autovalutazione partecipata, attraverso l’utilizzo di questionari pre-impostati che potete scaricare, personalizzare e sottoporre ai vostri interlocutori (tutti o in parte) in modo da inserire le risposte negli appositi campi del questionario.
    • Costruire uno strumento di rendicontazione completo, inserendo descrizioni e commenti rispetto agli elementi di valutazione del modello, e integrando la narrazione con indicatori ed evidenze. A questo scopo, sono stati inseriti nel questionario esempi di indicatori derivati dalle principali metriche di reporting ESG, ed è disponibile una Tabella di riconciliazione GRI del framework della Buona Impresa con lo standard GRI.
  • Infine, dato che nella Visione Sistemica della Buona Impresa il bene dell’impresa e la creazione di valore per la società sono due facce della stessa medaglia, risultati degli stessi processi e delle stesse attività, il SABI serve anche come strumento gestionale, perché fa emergere obiettivi di miglioramento per la gestione strategica dell’impresa. Chi fosse interessato ad approfondire questo punto può scrivere direttamente a info@labuonaimpresa.it
  • Il modello della Buona Impresa nasce per “dare una casa” alle imprese for profit che non si riconoscono nel puro “scopo di lucro”, e intendono superarlo adottando la visione sistemica della Buona Impresa: portare sul mercato un buon prodotto o servizio, che risponde ai bisogni della società, spingendola in una direzione positiva; creare e organizzare il lavoro, offrendo occasione di realizzazione professionale alle persone; produrre ricchezza che ricade, direttamente o indirettamente sul contesto)
  • SABI i rivolge quindi, potenzialmente, a tutte le imprese perché è nella natura stessa dell’impresa, laddove correttamente interpretata, creare valore per il contesto.
  • In particolare, si rivolge alle Società Benefit (non necessariamente quelle con una missione strettamente sociale o ambientale) che cercano un modo di osservare, gestire e rendicontare la propria capacità di creare valore sostenibile per sé e per il contesto;
  • Infine, la flessibilità di SABI e l’alto livello di personalizzazione lo rendono adatto anche alle piccole imprese e alle startup, per le quali si propone come strumento integrato nella costruzione del loro modello di business.

Per quelle imprese con una missione strettamente “impact”, ovvero che costruiscono il proprio business model sul perseguimento di una specifica finalità sociale o ambientale, a patto che nel perseguire tale missione adottino la visione sistemica della Buona Impresa.
Queste imprese potranno usare questo strumento per la valutazione complessiva dell’impatto del fare impresa sulla società.

  • Per quelle che intendono “superare lo scopo di lucro” affiancando uno scopo sociale o ambientale, da bilanciare con il profitto, sottintendendo in qualche modo un trade off tra il bene dell’impresa e quello della società. La Buona Impresa, al contrario, fonda il proprio sviluppo sulla condivisione di interessi con il contesto, e vede peraltro nella stessa produzione di profitto (se correttamente realizzato ed equamente condiviso) un importante valore per la società.
  • Per le imprese il cui scopo resta la massimizzazione del profitto, sebbene nel rispetto della sostenibilità sociale e ambientale. La Buona Impresa, viceversa, non concepisce il proprio successo se non nella creazione di valore per tutti gli stakeholder.
  • Per le imprese che cercano un sistema che valorizzi le iniziative di utilità sociale o ambientale che associano alla loro attività di business. La Buona Impresa – pur riconoscendo il valore di queste iniziative – guarda innanzitutto al core business, cercando di osservare e valorizzare il ruolo sociale del fare impresa in sé
  • Per chi cerca un sistema di misurazione dell’impatto totale dell’impresa. Il modello non riflette una interpretazione troppo rigorosa del termine “misurazione” (“del Campanile di Giotto si può misurare l’altezza, ma non la bellezza”) nè del termine “totale” (gli elementi sui quali invitiamo le imprese ad interrogarsi, non ambiscono ad essere “tutti i possibili indicatori” rispetto alle sue performance gestionali e sociali, sono piuttosto “indicatori che indicano la direzione” verso la quale l’impresa sta andando)
  • Per chi cerca una “certificazione terza”. Ad oggi non è prevista (ma mai dire mai).
  • Approccio sistemico alla valutazione (non un voto, non un discrimine buoni/cattivi, ma un insieme di elementi da osservare, ponderare e valutare in relazione tra loro).
  • Sguardo “impresa-centrico” (vs tradizionale tassonomia ESG)
  • Integrazione fra obiettivi sociali e gestionali
  • Alto livello di personalizzazione
  • Allineamento con metriche di reporting consolidate (GRI) e obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs)
  • Pensato da imprenditori per imprenditori
  • Radici nella cultura d’impresa italiana (vs approccio anglosassone)
  • Ottica di lungo periodo
  • Osservazione (anche) qualitativa
  • Accessibilità (anche alle piccole/start up)
  • Coinvolgimento diretto degli stakeholder nella valutazione (tramite survey pre-impostate
  • Il soggetto promotore di SABI è la Fondazione Buon Lavoro. Suo il compito di tutelare la visione e la coerenza degli strumenti che ne deriveranno.
  • I contenuti sono stati elaborati da Goodpoint, società di consulenza che ha partecipato alla costruzione del Framework della Buona Impresa, aiutando la Fondazione a sciogliere i nodi che hanno permesso di “mettere a terra” la  Visione di fondo.
  • L’applicativo è frutto della collaborazione con PwC, che ha da subito creduto nel modello e ha partecipato alla costruzione del Framework della Buona Impresa, e con cui potranno essere sviluppati ulteriori passi in termini di solidità e credibilità della rendicontazione;
  • Il Framework della Buona Impresa, da cui lo strumento origina, è frutto del lavoro di un anno di un team multidisciplinare.